20 marzo – Giornata della felicità

“Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità…”

La ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità” con questa motivazione l’Onu nel 2013 ha istituito la prima Giornata Mondiale della Felicità. Da allora tutte le Organizzazioni del Sistema delle Nazioni Unite, la società civile, le agenzie educative, le organizzazioni governative e i singoli individui sono invitati a celebrare questa giornata.

La felicità è lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti i propri desideri. L’etimologia fa derivare felicità da: felicitas,”felice”, la cui radice “fe” significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

Fu il consigliere speciale dell’Onu Jayme Illien a scegliere la data del 20 marzo. Illien era un orfano che viveva nelle strade di Calcutta e fu salvato dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa.

 

A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla felicità”

Questo principio è contenuto nella Dichiarazione d’Indipendenza Americana del 4 luglio 1776. Per la prima volta nelle norme della Costituzione di uno Stato viene sancito questo diritto. Mentre nella Costituzione Italiana art. 3 “il diritto alla felicità” è un accenno implicito inteso come “Pieno sviluppo della persona umana”.

La domanda d’obbligo ora è: che cos’è la felicità? Se si fa riferimento alla filosofia greca la felicità è il fine ultimo della vita e la letteratura in merito è antica e immensa. Col passare del tempo il concetto di felicità è inevitabilmente mutato. Si è passati così dalla felicità intesa come piacere fisico (edonismo) ad una felicità realizzabile solo attraverso la filosofia e la conoscenza delle cose (Epicuro).

Per Aristotele la felicità è un fine e non un mezzo, fare il bene per perseguire la felicità. Secondo Kant la felicità bisogna meritarsela, quindi è il risultato delle nostre azioni, mentre per il Cristianesimo la felicità si raggiunge attraverso la fede. E’ solo con l’Illuminismo, in epoca moderna, che la nozione di felicità ha assunto un significato sociale più ampio, interessando anche la dimensione del pensiero sociale e politico.

Cosa intendiamo oggi con l’espressione “persona felice”? Si tratta di una valutazione strettamente personale, ma alcuni parametri sono comuni a tutti e riguardano: salute, serenità, intelligenza, cultura, saggezza, amicizie e condizioni materiali positive.

IL REPORT DELLA FELICITÀ – WORLD HAPPINESS REPORT

 

Ogni anno viene redatto il “World Happiness Report” che raccoglie dati da tutto il mondo e fa una classifica delle nazioni più felici del Pianeta.  E’ un’indagine storica nella quale sono coinvolti 156 Paesi. Il questionario pone domande ai cittadini, valutando 14 aree di interesse, le principali sono: affari ed economia, coinvolgimento dei cittadini, comunicazioni e tecnologia, diversità (questioni sociali), istruzione e famiglie, emozioni (ben -essere), ambiente ed energia, cibo e riparo, governo e politica, legge e ordine (sicurezza), salute, religione ed etica, trasporto e lavoro.

 

I 20 PAESI PIÙ FELICI AL MONDO SONO:

Per il terzo anno consecutivo è la Finlandia il paese più felice del mondo, seguita da Danimarca e Svizzera, l’Italia entra nella top 30 della classifica, passando dal cinquantesimo posto del 2015 alla trentesima posizione di quest’anno.

FELICITÀ NELL’ERA COVID

Parlare di felicità nel tempo di coronavirus è molto difficile, eppure occuparsi del benessere delle persone e pensare al dopo, alla ricostruzione e al futuro diventa essenziale. Rispetto all’indagine pre-pandemia condotta lo scorso anno, le fonti di felicità che hanno acquisito maggiore importanza a livello globale riguardano le relazioni, la salute e la sicurezza.

 

 

 

 

 

 

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