27 gennaio 1945: siamo alla fine della seconda guerra mondiale e l’esercito sovietico si appresta ad abbattere i cancelli di Auschwitz… l’orrore che l’Armata Rossa si troverà davanti agli occhi è inenarrabile.
L’antisemitismo mise le sue radici già durante la prima guerra mondiale e dopo quegli anni crebbe sempre di più: dall’esclusione alle università, al boicottaggio (fortemente sostenuto dai giornali nazisti) delle imprese ebraiche. Minacce, violenze e diritti negati caratterizzarono tutti gli anni 20 e 30. Durante il 1933 vennero organizzati dalle autorità naziste diversi Bücherverbrennungen, dei grandi roghi durante i quali vennero bruciati libri ebrei e testi che non andavano incontro alle ideologie naziste; si stima che i libri bruciati in quegli anni siano stati circa 100 milioni.

Nell’aprile 1933 iniziarono ad essere emanate vere e proprie leggi discriminatorie contro gli ebrei, i quali vennero banditi dagli uffici pubblici ed esclusi dalle libere professioni: medici, avvocati e insegnanti ebrei non poterono più praticare la propria professione.
Nel 1935 i nazisti approvarono la legge di Norimberga: indipendentemente dal luogo di nascita, tutti gli ebrei non vennero più considerati cittadini tedeschi. Il 9 novembre 1938 è una data meglio conosciuta con il nome di “notte dei cristalli”: in poche ore venne distrutto un numero elevatissimo di negozi gestiti da ebrei, le loro case e tantissime sinagoghe.



L’1 settembre 1939 la Germania invase la Polonia e scoppiò la seconda guerra mondiale. Gli ebrei vennero confinati nei ghetti e dal 1941 non poterono più espatriare dal Reich, restandone così letteralmente intrappolati.

Il 20 gennaio 1942, durante la Conferenza di Wannsee, quindici tra i maggiori esponenti del Partito Nazista si riunirono per accordarsi sull’organizzazione di quella che venne chiamata “Soluzione finale alla questione ebraica”: i provvedimenti avrebbero dovuto colpire 11 milioni di ebrei residenti in Europa. Nonostante le allusioni e le varie parole in codice utilizzate durante la Conferenza, lo scopo di quella riunione fu sempre ben chiaro ai suoi partecipanti, ovvero organizzare le azioni che avrebbero portato alla completa eliminazione degli ebrei in Europa.

Il culmine e fulcro di questa folle e disumana marcia contro l’essere umano furono i campi di concentramento, fra i quali quello di Auschwitz. Con l’avvicinarsi delle armate sovietiche, le SS iniziarono a fare il possibile per nascondere le prove degli orribili crimini commessi: distrussero alcune parti del campo e fecero evacuare 60 mila prigionieri costringendoli ad una marcia mortale, durante la quale persero la vita circa 15 mila persone; altre 9000 persone, deboli e ammalate, vennero lasciate ad Auschwitz con l’intenzione di eliminarle prima dell’arrivo dell’Armata Rossa.
Si stima che 6 milioni di persone ebree siano state brutalmente uccise per motivi razziali; a loro si aggiungono 200 mila zingari, 250 mila persone con disabilità e 3 milioni di prigionieri di guerra.



Nel 2005 l’ONU, in occasione dei 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento, ha proclamato il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’olocausto. L’Italia aveva anticipato la risoluzione dell’ONU di ben 5 anni: nel 2000 infatti era già stata emanata la legge 211, secondo la quale veniva istituita la Giornata della Memoria e il monito a organizzare eventi e incontri di riflessione su quanto accaduto nel passato, in modo da imparare a non sottovalutare i segnali di intolleranza, odio e razzismo che si insinuano nel nostro vivere civile e nel nostro quotidiano.
A Trento, dal 19 al 27 gennaio, si terrà il Festival della Memoria, tra testimonianze, visite virtuali al campo di Auschwitz e spettacoli in streaming. Clicca sul nome per accedere alla pagina dedicata ed avere maggiori informazioni.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”
Primo Levi





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