
A 35 anni dal disastro di Chernobyl il territorio non è un deserto arido, come si potrebbe pensare, ma una grande area verde. La Natura si è impossessata di quel luogo, flora e fauna lo abitano. La vegetazione ha ricoperto tutto lo spazio disponibile con alberi e piante fiorite e ci vivono nuove specie di animali.
Incredibilmente quella zona è diventata la terza riserva di piante e animali più grande d’ Europa.
Ma i campi vicini a Cernobyl sono ancora contaminati. Gli esperti di Greenpeace hanno analizzato grano, segale, avena e orzo cresciuti nelle zone limitrofe, rilevando ancora grandi quantitativi di stronzio 90 e cesio 137 e concentrazioni anche nella legna da ardere. E l’ingresso all’uomo resta ancora vietato.
LA CENTRALE

La centrale nucleare di Chernobyl fu realizzata in una zona scarsamente abitata dell’Ucraina, quando questa faceva parte ancora dell’URSS, con lo scopo di sviluppare di una terra economicamente povera e fornire energia elettrica all’Impero Sovietico. Per questo motivo venne costruita la città di Prypiat, poco distante dalla piccola città di Chernobyl, con caratteristiche moderne, un quartiere più confortevole rispetto agli standard del tempo, per i lavoratori della centrale e le relative famiglie. Con il crescere della centrale la città raggiunse 50 mila abitanti.
L’INCIDENTE
A Cernobyl la notte del 26 aprile 1986 alle ore1 e 23 si verificò il più grande disastro nucleare della storia. Un’emergenza ambientale causata da un’esplosone 500 volte più potente della bomba su Hiroshima. Il reattore N. 4 Lenin si incendiò causando distruzione in tutta la zona e non solo.
Nella notte fra il 26 e il 27 aprile 1986, era stato predisposto un test su alcune apparecchiature della centrale nucleare, sembrava tutto sotto controllo, ed alcuni sistemi di sicurezza erano stati disabilitati, per poter effettuare delle operazioni di collaudo. Come in un film di fantascienza il test cominciò a sfuggire al controllo, il reattore diventò instabile ed i tecnici non riuscirono più a raffreddarlo.
Ci fu una violenta esplosione che scoperchiò il nucleo del reattore, un coperchio dal peso di mille tonnellate volò via e il combustibile nucleare, altamente radioattivo, si liberò nell’aria.
Da principio l’incidente non sembrava molto grave, non si trattava di un’esplosione atomica, ma piuttosto di un’esplosione termochimica con fuoriuscita di materiale radioattivo. I morti furono “solo due” e nella vicina città di Prypjat la gente osservava meravigliata, dai tetti delle case, i fantastici colori dell’incendio.
Nessuno sapeva ciò che stava succedendo, non lo sapevano i Vigili del Fuoco, i primi ad accorrere senza nessuna protezione, per poi morire nei giorni e nelle settimane successive.
La nuvola di materiale radioattivo si sparse depositandosi su una grande area intorno alla centrale e contaminando tutta la zona. Per diversi giorni fu impossibile bloccare le emissioni, i tentativi risultarono tutti inutili. Le autorità sovietiche furono costrette ad evacuare città e villaggi vicini.

L’evacuazione delle città di Chernobyl, di Prypjat e dei villaggi vicini cominciò il 27 aprile, coinvolse circa centomila persone. La popolazione lasciò le abitazioni portando con sé poche cose, convinti che si trattasse di una situazione provvisoria.
Nessuno, in realtà tornò indietro.
L’ALLARME NEL MONDO
L’allarme nel mondo partì dalla Svezia, particelle radioattive furono trovate sull’erba, le analisi e le caratteristiche delle stesse portarono alle centrali nucleari sovietiche, ipotesi confermata anche dal fatto che i venti, in quei giorni, soffiavano da sud est. La notizia si diffuse in tutto il mondo e due giorni dopo le autorità sovietiche furono costrette ad ammettere il disastro.
La nube radioattiva raggiunse in pochi giorni anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia, toccando, con livelli di radioattività inferiori, anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino al Nord America, provocando un allarme generale e grandi polemiche sul mancato allarme.
Oggi la maggior parte di quei materiali tossici non è più dannosa. Ma alcune sostanze come il cesio o il plutonio resteranno ancora nell’ambiente per centinaia, o migliaia di anni, sebbene in strati più bassi della crosta terreste.
“Secondo il rapporto dell’Oms, finora, nei Paesi più danneggiati, sono stati diagnosticati molti casi di tumore, moltissimi anche nei bambini.
Dopo l’incidente 116.000 persone sono state evacuate dalla zona. Inoltre, negli anni seguenti, 230.000 individui sono stati trasferiti dalle zone fortemente contaminate verso altre realtà.
Il trasferimento si è dimostrato un’esperienza profondamente traumatica, a causa della rottura dei legami sociali e dell’impossibilità di tornare nelle proprie case. Per molti è stato un marchio sociale associato all’essere “una persona esposta”.
LA CENTRALE OGGI

Contrariamente a quello che si pensa, la centrale non fu abbandonata subito dopo l’esplosione, ma continuò a funzionare fino agli anni 2000.
In tempi recenti sul reattore numero 4 è stato costruito un nuovo scudo, alto 110 metri, con al suo interno una gru per rimuovere la vecchia protezione, costruita in fretta e furia all’indomani dell’esplosione. E’ costato un miliardo e mezzo di euro e realizzato grazie alla collaborazione internazionale. Una struttura in acciaio che limiterà le fughe radioattive per i prossimi cento anni.
La devastazione che circonda la centrale determina l’impossibilità di decontaminare la zona. Da considerare che all’interno si trovano ancora tonnellate di materiale radioattivo misto a combustibile nucleare e che di fatto non è ancora possibile spegnere del tutto la centrale.
CHERNOBYL OGGI
Attorno alla centrale si estende un’area di “alienazione” interdetta a tutti. Negli anni si cercò di decontaminare l’area senza successo. Tutto il perimetro è sorvegliato e vi si può accedere solo con un permesso.
In questi ultimi anni si è sviluppato un “turismo macabro” si possono acquistare dei tour da Kiev che offrono una visita all’interno della zona vietata. Viene anche fornito un dosimetro, un contatore geiger portatile che avverte della radioattività, emettendo suoni quando si arriva ad una soglia di rischio.
IL NUCLEARE IN ITALIA
Discussioni e polemiche attraversarono gli anni ’80 in merito all’utilizzo del nucleare. Con l’incidente di Cernobyl nacque, in Italia, un movimento anti nucleare che riuscì a far promuovere un referendum, in seguito al quale l’80 per cento della popolazione si dichiarò contraria alla costruzione di nuove centrali e negli anni successivi vennero chiuse anche le centrali esistenti.
Nel giugno 2011 ci fu una nuova consultazione popolare, sull’onda del terzo grave incidente nucleare ai reattori della centrale giapponese di Fukushima, il cui esito pose fine allo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia.
Gli incidenti nucleari hanno dimostrato che l’inquinamento non ha confini. Allo scopo di tutelare meglio la salute dell’uomo e l’ambiente in futuro, l’Europa sta acquisendo un ruolo guida per sviluppare politiche ed accordi internazionali per limitare la minaccia di diffusione di catastrofi internazionali, come il disastro di Chernobyl.





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