Il 15 gennaio 1929 nasce ad Atlanta negli Stati Uniti una delle figure più rivoluzionarie del 900 e uno dei maggiori simboli della lotta pacifista: Martin Luther King.
«Lavorare dall’alba al tramonto per un anno intero incatenato alla terra dai conti da pagare al magazzino della piantagione, scacciare questi pensieri con cattivo gin, dimenticare nell’estasi del canto e della preghiera…piangere, maledire se stesso per la propria viltà, essere lo zimbello dei giudici e dei poliziotti, finire col credere alla propria indegnità…e infine cedere, inchinarsi, strisciare, sorridere e odiare se stesso per il proprio servilismo e la propria debolezza».
Queste struggenti parole scritte dal nonno di Martin, James, rappresentano la profonda umiliazione e la rabbia provate da tutta la popolazione afroamericana, vittima di una forte discriminazione razziale. Tali discriminazioni affondano le loro radici nell’epoca del colonialismo, durante il quale gli stati europei e l’America schiavizzarono il popolo africano deportandolo in America e obbligandolo ai lavori forzati.

Martin Luther King cresce in un clima profondamente ostile, ulteriormente rafforzato dai racconti dei nonni e genitori: all’epoca gli studenti di colore ricevevano un’istruzione che era di molto inferiore a quella dei bianchi e ovunque nelle strade si vedevano cartelli riportanti la scritta «solo per bianchi». Fin dalla più tenera età Martin si scontra con la cruda realtà: ha solo 5 anni quando la mamma di alcuni suoi compagni bianchi lo definisce “negro”, negando loro la possibilità di giocare insieme.


Le innumerevoli e quotidiane discriminazioni perpetuate contro la popolazione di colore colpiscono Martin nel profondo. Mosso da un forte senso di giustizia, il ragazzo decide di iscriversi a giurisprudenza presso il Morehouse College di Atlanta, un’università per la sola popolazione di colore. In seguito decide di cambiare studi: volendo intraprendere il servizio pastorale si iscrive a teologia. È il 1952 quando Martin, ventiduenne, tiene la sua prima predicazione nella chiesa battista di Atlanta. Uno dei più grandi mentori per Martin è Gandhi, dal quale apprende i principi della lotta non-violenta.
Nel 1954 Martin e la moglie Coretta Scott si trasferiscono a Montgomery, in Alabama. È proprio qui che da lì a poco sarebbe esploso il Movimento per i diritti civili per gli afroamericani, al cui vertice è votato in modo unanime proprio Martin Luther King. La scintilla che fece esplodere la rivolta risale all’1 dicembre 1955: è pomeriggio quando Rosa Parks, un’impiegata afroamericana, si trova seduta su un autobus, dietro alle prime tre file sempre riservate ai bianchi. I restanti posti possono essere occupati dalle persone afroamericane a patto che non debbano rimanere in piedi persone bianche. Di fronte alla richiesta del posto di alcuni viaggiatori bianchi, Rosa Parks si rifiuta di alzarsi per cedere il posto e per questo viene immediatamente arrestata.

La notizia circola rapidamente. Anche se in passato le iniziative di rivolta non avevano avuto successo, questa volta è diverso. La mattina del 5 dicembre tutti i lavoratori afroamericani boicottano i mezzi pubblici e decidono di non prendere più l’autobus, ma di recarsi al lavoro a piedi o con altro mezzo. La protesta ha un seguito enorme e il boicottaggio dura fino al dicembre dell’anno successivo, quando finalmente arriva la prima grande vittoria: l’abolizione della segregazione sui mezzi pubblici di trasporto. A quel punto la compagnia degli autobus aveva già perso 40 milioni di dollari.
Se il Movimento per i diritti civili si è contraddistinto per essere una rivolta dai toni pacifisti, la stessa cosa non si può affermare per le forti reazioni dei bianchi, spesso violente; Martin Luther King riceve quotidianamente minacce e il 30 giugno è vittima di un attentato, in seguito al quale la casa gli viene distrutta. La moglie e la figlia si trovano all’interno, ma restano incredibilmente illese. Martin viene inoltre arrestato più volte ed è proprio dal carcere che scrive una delle sue lettere più famose:
“È facile dire: “aspettate”. Ma quando avete visto una plebaglia inferocita linciare a volontà le vostre madri e i vostri padri…e i poliziotti pieni d’odio maledetto colpire e perfino uccidere impunemente i vostri fratelli e le vostre sorelle…quando sentite la vostra lingua torcersi se cercate di spiegare alla vostra bambina di sei anni perché non può andare al luna- park, e vedete spuntarle le lacrime quando sente che è chiuso ai bambini neri…quando vi perseguita notte e giorno il fatto di essere nero, non sapendo mai che cosa vi può accadere; allora voi comprendete perché per noi è tanto difficile aspettare”
Il Movimento si diffonde rapidamente anche nel resto degli Stati Uniti: una delle manifestazioni più importanti è il pellegrinaggio di preghiera a Washington del 17 maggio 1957 per ottenere il pieno diritto di voto alle persone di colore. Nel 1963 la battaglia non violenta dilaga ormai in più di 800 città.
L’evento simbolo delle proteste anti razziali e che favorì l’approvazione del Civil Rights Act è stata la marcia su Washington del 28 agosto 1963. Proprio qui, di fronte alla folla di persone e al Lincoln Memorial, il leader afroamericano Martin Luther King pronunciò il suo storico discorso I have a dream, un’invocazione a porre fine al razzismo e promuovere la pace tra bianchi e neri. Eccone un breve estratto:
“Il cammino è pieno di asprezze, ma nonostante le fatiche e le umiliazioni, ho ancora un sogno. Sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi schiavi e degli schiavisti possano sedere insieme al tavolo della fratellanza. Sogno che lo Stato del Mississipi, rigonfio d’oppressione e di brutalità, sia trasformato in terra di libertà e di giustizia. Sogno che un giorno l’Alabama sia trasformato in uno Stato dove bambine e bambini neri potranno dare la mano a bambine e bambini bianchi, e camminare insieme come fratelli e sorelle…Con questa fede torno nel Sud. Con questa fede staccheremo alla montagna dell’angoscia una scheggia di speranza. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, sapendo che un giorno saremo liberi. Quando ciò avverrà, tutti i figli di Dio, bianchi e neri, ebrei e pagani, evangelici e cattolici, potranno giungere le mani e cantare l’antico inno degli schiavi: “Finalmente liberi! Finalmente liberi! Gran Dio onnipotente, siamo finalmente liberi!”

Il 10 febbraio 1964 viene approvata la legge per i diritti civili e il 14 ottobre Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace, il cui ricavato viene impiegato per la causa a cui King dedicò tutta la vita.
Martin muore il 4 aprile 1968 a seguito di un colpo di fucile lanciato da un palazzo vicino a quello in cui si trovava il leader pacifista.





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