11 novembre 1843: “Il brutto anatroccolo”. La fiaba, alcune curiosità e una proposta per le nostre classi!

«Non importa essere nati nel cortile delle anatre

quando si è usciti da un uovo di cigno!»

– Hans Christian Andersen –

Il brutto anatroccolo

 

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L’autore della fiaba “Il brutto anatroccolo” è lo scrittore danese Hans Christian Andersen, uno dei più importanti scrittori di fiabe per bambini. Ha scritto oltre 150 racconti, tradotti in quaranta lingue mondiali, le più famose sono: La sirenetta, La regina delle nevi, Il brutto anatroccolo, La principessa sul pisello, I vestiti nuovi dell’imperatore, Pollicina e molte altre.

Nascita: 2 aprile 1805, Odense, Danimarca Morte: 4 agosto 1875, Copenaghen

UN’INFANZIA A DIR POCO STRAVAGANTE

La famiglia è povera e Andersen cresce con un padre eccentrico, che ama la musica e passa le proprie giornate a leggere o a girovagare per i boschi. Ha delle idee straordinariamente moderne per l’epoca e ritiene che i bambini debbano crescere liberi, con la possibilità di giocare, saltare, rotolarsi a piedi nudi nell’erba.

La famiglia vive in una singola stanza, in condizioni di estrema miseria. Ciononostante, i primi anni di Hans Christian sono ricchi di racconti e il bambino passa gran parte del tempo a mettere in scena spettacoli con personaggi animati.

E’ un bambino esile e gracile, non ha molti amici, viene spesso preso in giro perché ama raccontare storie fantastiche e i compagni ridono di lui. Il padre muore quando Andersen ha solo undici anni e rimane solo con la mamma, una donna analfabeta e alcolista, che intrattiene spessissimo il figlio con racconti popolari e narrazioni di leggende tradizionali.

Hans cresce dunque lasciato pienamente a se stesso, imparando stentatamente a leggere e a scrivere durante le scarse e brevi esperienze scolastiche, soprattutto nelle scuole di carità della città natale.

All’età di 14 anni si trasferisce a Copenaghen, in cerca di fortuna. Anche la nuova vita di Andersen è povera e difficile e l’attività letteraria all’inizio è piuttosto incerta.  Nel 1835 pubblica le sue prime fiabe con buon successo e da lì in poi inizierà la sua fama come scrittore.

LA FIABA

Con Andersen scompaiono i modelli tradizionali di fiaba, non si fa più riferimento a maghi, fate e streghe, figure dotate di poteri speciali, ma alle sue esperienze di vita e alla sua fantasia. I protagonisti delle fiabe sono gli animali e i temi che più gli stanno a cuore sono l’emarginazione e il senso di esclusione. Quelle di Andersen, come diceva lui stesso, sono soprattutto storie per grandi, sembrano semplici, ma i veri contenuti possono essere compresi solo da un adulto.

«Le fiabe mi stavano in mente come un seme, ci voleva soltanto un soffio di vento, un raggio di sole, una goccia d’erba amara, ed esse sbocciavano»

– H. C. Andersen –

Nello scrivere Andersen è un innovatore: ha la capacità di far convivere sperimentazione e tradizione, introduce nella lingua scritta forme della lingua parlata spesso non rispettando i legami sintattici e talvolta sostituisce alle parole dei suoni e delle voci senza senso.

 

IL BRUTTO ANATROCCOLO

C’era una volta un’anatra che stava aspettando la schiusa delle sue uova, poste nel nido fatto sulla riva di un laghetto all’interno del campo di una fattoria.
Poco a poco le uova si schiusero tutte, e ne uscirono dei bellissimi pulcini tutti dorati. Però mancava ancora un uovo, quello più grande di tutti, lui tardava a schiudersi.

Finalmente l’uovo si aprì e… che sorpresa! Mamma anatra e i suoi fratellini videro uscire da quell’uovo più grande del normale uno strano anatroccolo, tutto grigio e goffo! I suoi fratellini lo ribattezzarono subito “Brutto Anatroccolo” e non mancavano mai di prenderlo in giro e fargli gli scherzi.

Mamma anatra cercava di difenderlo come poteva, e quando era triste il Brutto Anatroccolo correva da lei a farsi stringere e coccolare.

Ma purtroppo anche le altre anatre, che abitavano il laghetto, lo deridevano e lo prendevano in giro, tanto che il poverino tornava sempre a casa con i lacrimoni agli occhi.

Un giorno il Brutto Anatroccolo decise che ne aveva abbastanza di tutte quelle stupide anatre che lo trattavano male. – Andrò dove troverò delle anatre che mi sapranno apprezzare per quello che sono – si disse, e spiccò un volo incerto con le sue piccole alette.

Non riuscì ad andare molto lontano, e per la stanchezza si fermò in uno stagno lì vicino, dove vide arrivare uno stormo di anatre selvatiche. “Forse loro mi accetteranno meglio di come mi hanno accettato le anatre della fattoria” pensò.

Il Brutto Anatroccolo si avvicinò piano piano allo stormo che stava riposando sulle acque dello stagno, e quando fu abbastanza vicino si presentò facendo la riverenza. “Salve a tutte signore anatre selvatiche io sono…

Ma non fece in tempo a finire la frase che già le anatre selvatiche lo stavano additando e deridendo.

E cosa saresti tu? Un anatroccolo mostriciattolo? – e continuarono a ridere.
Il povero anatroccolo, deluso, amareggiato e pieno di lacrime, scappò via anche da lì, finché stremato dal volo non si fermò sulle rive di un altro stagno non molto lontano.

Lì, vide degli splendidi e candidi cigni che nuotavano con grazia ed eleganza sullo specchio d’acqua. Erano così belli che il Brutto Anatroccolo ne rimase incantato.
Più li guardava e più pensava: “quanto vorrei essere bello come loro…”

Così, senza nemmeno accorgersene, aveva nuotato verso di loro, fino ad arrivare praticamente in mezzo al gruppo. “Forse mi beccheranno e mi cacceranno anche loro” pensò l’anatroccolo “ma preferisco che siano a farlo loro, che sono bellissimi davvero, piuttosto che quelle stupide anatre vanitose…”

Ma invece che deriderlo e cacciarlo, i cigni gli corsero tutti incontro, salutandolo e abbracciandolo.
Il Brutto Anatroccolo non capiva, e chiese: – come mai non mi deridete e non mi prendete in giro per quanto sono brutto? Una di loro gli rispose – brutto tu?! Ma se stai per diventare uno splendido cigno!

“Cigno io?! – rispose sbalordito il Brutto Anatroccolo.
Tutti i cigni si misero a far di sì con la testa e gli sorrisero con calore. “Aspetta qualche giorno e vedrai…

E fu così che dopo pochi giorni il Brutto Anatroccolo si svegliò ed andatosi a specchiare nello stagno vide che tutte le sue piume grigiastre erano diventate bianche come il latte e la sua goffaggine si era trasformata in un portamento elegante ed aggraziato: era diventato un cigno!

E quanto era bello, il più bello di tutto lo stagno!

“Quando ero ancora un Brutto Anatroccolo, non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato così felice! E spiccò il volo insieme a tutti i suoi nuovi amici.

 

INSEGNAMENTI NELLA FIABA

Questa è una fiaba che viene ascoltata sempre volentieri e per anni ha accompagnato generazioni di bambini nella crescita.

Il brutto anatroccolo, per uno scherzo del destino, si ritrova solo e isolato in un mondo che non gli appartiene. Trascorre l’infanzia a sentirsi fuori posto, inadeguato e diverso. I suoi amici e compagni non fanno nulla per accoglierlo nella loro cerchia, al contrario lo isolano e lo deridono. E’ la storia di una diversità sofferta, subita senza colpe.

La madre, in un primo momento, cerca di inserirlo nella sua famiglia, ma lui si sente costretto ad allontanarsi da un ambiente che sente ostile. Oltre alla privazione dell’affetto materno gli mancheranno gli strumenti necessari per sopravvivere in un mondo così difficile e dovrà procedere per tentativi ed errori, in poche parole diventare grande da solo.

Ancora non si arrende e cerca affetto ed accettazione in altre “famiglie di animali”, ma viene costantemente ed irrimediabilmente respinto e deriso.

La fiaba si conclude nel migliore dei modi:  il brutto anatroccolo diventa infatti un bellissimo cigno, viene finalmente riconosciuto ed accettato. E’ la sua rivincita, è diventato un meraviglioso cigno, il più bello di tutti. Una storia di riscatto individuale, morale e sociale.

 

 

 

 

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