
Nascita: 24 novembre 1826, Firenze. Morte: 26 ottobre 1890, Firenze
Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, scrittore e giornalista italiano, diventato famoso come autore di Pinocchio.
Collodi nasce in un ambiente povero, può studiare grazie all’aiuto di una famiglia agiata di Firenze e alla fine degli studi trova lavoro come commesso in una libreria, dove conosce e frequenta artisti e letterati che lo stimolano alla lettura e all’interesse per la politica. Entra così nel mondo dei libri e in seguito diventa redattore e comincia a scrivere. Nel suo ruolo di giornalista descrive la realtà toscana, cogliendone gli aspetti spiritosi e bizzarri.
La vera strada la trova quando, non più giovane, si dedica alla letteratura per l’infanzia. Incomincia con la traduzione di racconti e poi lavora a vari libri pedagogici. Per questa attività adotta il nome di Collodi, non il suo cognome, ma il paese di origine della madre.
Il 7 luglio 1881 esce sul Giornale per bambini la prima puntata di “La Storia di un burattino”. All’origine la fiaba si concludeva in modo tragico, ma in seguito alle proteste dei piccoli lettori, Collodi è costretto a modificarne il finale.
Due anni dopo riprende la narrazione del libro, che viene raccolto in un volume e pubblicato nel febbraio del 1883, con un nuovo titolo “Le avventure di Pinocchio”.
In poco tempo il libro diviene un classico, vendutissimo, ma Collodi muore prima di assaporarne il successo, non può immaginare che la sua “storia” viaggerà per il mondo, con continue ristampe, traduzioni, film e spettacoli teatrali.

PERCHE’ LEGGERE PINOCCHIO
La fiaba è stata tradotta in moltissime lingue, idiomi e dialetti, venduta in milioni di copie e riconosciuta come caposaldo della letteratura per la sua valenza pedagogica e formativa. Una caratteristica dell’opera è quella di svilupparsi su piani diversi: sogno e realtà, episodi fantastici e vita quotidiana, un testo da leggere, adatto sia ai bambini che agli adulti. Il linguaggio è innovativo, vicino alla semplicità della lingua parlata, accessibile e comprensibile a tutti.
PINOCCHIO, UNA FAVOLA MODERNA
Così comincia la fiaba di Carlo Collodi:
“C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. (…) E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno. — Ohi! tu m’hai fatto male!
La novità fu quella di scegliere come protagonista un pezzo di legno, non un personaggio in carne ed ossa; Collodi voleva una storia diversa, che descrivesse la realtà artigiana e contadina dell’Italia di fine ‘800, anche se le immagini erano solo di fantasia. Pinocchio non è una semplice fiaba, parla di verità e di bugie, di amore, di povertà, di rapporti fra le persone, di padri e figli, di amici e di imbroglioni, temi universali anche nello scorrere del tempo. I personaggi sono allegorie della società in cui è ambientato e non solo, i contenuti della fiaba sono sempre di estrema attualità.
LE AVVENTURE PINOCCHIO, storia di un burattino
Mastro Ciliegia è intento a lavorare un pezzo di legno, quando all’improvviso si rende conto che il legno è animato e pensa allora di regalarlo al suo amico, Mastro Geppetto. Il falegname vuole farne un burattino, che ancora prima di essere finito, inizia a parlare e muoversi. Quel pezzo di legno, che Geppetto chiama Pinocchio, incomincia da subito ad esser insolente e derisorio, dispettoso e senza regole.
“Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi, e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo”.
La vita dello scolaro non fa per lui: già il primo giorno di scuola Pinocchio vende l’Abbecedario, che Geppetto aveva acquistato barattando la sua giacchetta e con i cinque soldi ricevuti va a vedere il teatrino dei burattini di Mangiafuoco. I burattini, che lo riconoscono come uno di loro, lo chiamano sul palco e gli fanno una grandissima festa. Interrompono lo spettacolo di Mangiafuoco, che si arrabbia moltissimo e per punizione vorrebbe bruciare il burattino, ma poi intenerito dalla sua storia, gli regala cinque monete.
Pinocchio incontra il Gatto e la Volpe ed essendo un burattino ingenuo si fida di loro, pianta i soldi nel Campo dei Miracoli ed è poi costretto a fuggire rincorso da due malviventi che lo appendono ad un albero di quercia; per sua fortuna la fata Turchina, travestita da bambina, lo salva.
Pinocchio racconta alla fata le sue avventure e mentre dice un sacco di bugie, il naso cresce: questa è la sua peculiarità, ad ogni bugia il naso si allunga.
“Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo”.
Le avventure di Pinocchio non sono finite! Tra una bugia e l’altra, il naso che cresce e poi si accorcia, tra pianti e pentimenti e promesse mai mantenute, la storia continua. Il burattino finisce in una tagliola, liberato, ma considerato un ladro, viene legato ad una corda a fare il cane da guardia. Dopo aver sventato un colpo il padrone lo premia, ma viene ancora arrestato e finisce in prigione.
Segue Lucignolo, un compagno di scuola sempre svogliato e birichino, nel Paese dei balocchi. Dopo cinque mesi di divertimenti, con sua grande meraviglia, sente spuntare un paio d’orecchie, poi la coda e lentamente diventa un asino.
“… la sorpresa fu che Pinocchio, svegliandosi, gli venne fatto naturalmente di grattarsi il capo; e nel grattarsi il capo si accorse… Indovinate un po’ di che cosa si accorse? Si accorse, con suo grandissimo stupore, che gli orecchi gli erano cresciuti più d’un palmo…”
Venduto e pronto per essere ucciso, riesce a tuffarsi in mare. I pesci mandati dalla fata lo salvano, ma mentre sta nuotando per scappare viene ingerito da una pescecane. In quel luogo buio, che è la pancia dell’animale, ritrova Geppetto, anche lui precedentemente inghiottito.
Padre e figlio riescono a fuggire, Pinocchio si carica il vecchio e stanco padre sulla schiena e nuota verso riva, verso la salvezza. Questa è la prima buona azione di Pinocchio, il primo vero cambiamento che lo porterà a trasformarsi in un bambino in carne ed ossa.
“Com’ero buffo, quand’ero un burattino! E come ora son contento di esser diventato un ragazzino perbene!”
ANALISI DEI PERSONAGGI
MASTRO GEPPETTO
Dà la vita a Pinocchio, è il suo papà, lo scolpisce da un pezzo di legno di ciliegio. Immagina di fabbricare un bellissimo burattino, ubbidiente e affettuoso che gioca e corre, sa ballare ma, ben preso, si rende conto che non sarà così e che fare il “babbo” è molto più difficile.
GRILLO PARLANTE
Vive nella casa di Geppetto da più di cento anni, è la voce della saggezza e forse anche della coscienza, ma Pinocchio non gli dà retta, solo verso la fine del racconto Pinocchio ascolterà i suoi consigli e coglierà il valore alla sua sapienza.
MANGIAFUOCO
Si può definire l’orco cattivo, ma con un cuore tenero. Indispettito dall’atteggiamento di Pinocchio lo vorrebbe bruciare, ma poi intenerito dalla sua storia, gli salva la vita e gli regala cinque monete per il suo ritorno a casa.
IL GATTO E LA VOLPE
Due furbacchioni, piccoli malfattori, che ingannano l’ingenuo Pinocchio allo scopo di derubarlo. Pinocchio sa che non si può fidare, ma la voglia di trasgredire è più forte di lui e così alla fine si affida a loro.
FATA TURCHINA
E’ quasi una mamma, lo consiglia o lo aiuta nelle situazioni di pericolo. E’ sempre presente, in ogni situazione. Lentamente lo indirizza verso un percorso di maturazione e di trasformazione.
IN CONCLUSIONE…
Pinocchio non ha confronti nella storia della letteratura per l’infanzia e nella cultura popolare e attraverso le sue avventure ha accompagnato generazioni di bambini nella loro crescita.





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