Cristoforo Colombo nacque a Genova nel 1451, fu esploratore e navigatore della Repubblica di Genova e uno dei protagonista delle più importanti scoperte geografiche tra il XV e XVI secolo.

Fin da giovane navigò e imparò a conoscere i venti, le correnti e le rotte trasversali dell’Atlantico e maturò l’idea di un viaggio alla scoperta di una via marittima più breve e meno costosa, per raggiungere l’Asia, cioè “le Indie”, come allora venivano chiamate.
I sovrani europei non ebbero fiducia nel progetto di Colombo e solamente nell’aprile del 1492 riuscì a convincere il re Ferdinando di Aragona e la regina Isabella di Castiglia, a finanziare la sua spedizione. Ebbe, così, l’aiuto economico necessario ad attrezzare tre navi con un equipaggio di 90 persone.
ERRORI DI VALUTAZIONE
Nel 1400 molti geografi e studiosi pensavano che la Terra fosse rotonda, ma quasi nessuno meditava di poter organizzare un viaggio, partendo da Ovest per arrivare nelle Indie, quindi a Oriente.
Rispetto alle teorie dell’epoca sulla grandezza della Terra, Colombo ne condivise una che si fondava su una stima delle distanze completamente sbagliata, cioè che l’Oceano Atlantico non avesse grandi dimensioni e che la distanza tra Portogallo e Giappone si aggirasse sui 4000 chilometri circa.
C’è da aggiungere che in quel tempo nessuna nave era in grado di compiere 20 mila chilometri e stoccare a bordo un quantitativo di provviste sufficienti al compimento di un simile viaggio.
Gli errori di valutazione permisero a Colombo di intraprendere il viaggio, ma quello che nessuno, all’epoca, poteva immaginare era l’esistenza di un nuovo continente, posizionato a metà strada fra Europa e Indie Orientali.
Il diario di bordo di Cristoforo Colombo non fu mai ritrovato. Il libro avrebbe dovuto essere un resoconto del viaggio, con annotazioni da mostrare ai finanziatori. La ricostruzione, quindi, proviene solamente da fonti indirette: dalla relazione di Bartolomé de Las Casasla e dalla biografia del figlio di Colombo, Fernando.
RICOSTRUZIONE DEL PRIMO VIAGGIO

La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492: la Niña, la Pinta e la Santa María salparono da Palos de la Frontera in cerca di una nuova rotta, per raggiungere le Indie.
Dopo pochi giorni di navigazione un danno all’albero della Pinta costrinse Colombo a fermarsi alle isole Canarie. La pausa servì a preparare le caravelle per il lungo viaggio e a reclutare marinai abili ed esperti, come i Portoghesi, che sapevano allontanare le navi dalle coste battute da venti e correnti molto forti.
Il 6 settembre la spedizione di Cristoforo Colombo partì in direzione delle coste orientali dell’Asia, approfittando degli alisei, venti che spirano sempre da est verso ovest.
Navigarono per un mese senza scorgere terra e finalmente arrivarono al mar dei Sargassi (quella parte di Oceano Atlantico compresa fra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e le Azzorre), così chiamato per la presenza di alghe che, illusoriamente, venne interpretata dall’equipaggio come vicinanza alla costa e non come un particolarità propria di quel mare.
A partire dal 17 settembre si presentò un nuovo fenomeno assolutamente sconosciuto, la declinazione magnetica: la bussola indicava il polo magnetico distaccandosi sempre più dal polo geografico, col rischio di allontanarsi dalla rotta stabilita.
[Il polo geografico e il polo magnetico non coincidono, variano anche a seconda del luogo di misurazione. L’ago della bussola, che indica il polo nord magnetico, forma un piccolo angolo rispetto al polo del nord geografico. Questo angolo si chiama declinazione magnetica].
Questo fenomeno, ignoto all’epoca, allarmò i comandanti delle navi che suggerirono di cambiare rotta e di virare verso sud-ovest, direzione verso la quale avevano visto volare uno stormo di uccelli.
La traversata stava durando molto più del previsto, il 6 ottobre le navi avevano già percorso 3652 miglia, ben 100 in più di quelle previste. I marinai erano impauriti, perplessi e allarmati e con sempre minor fiducia nei confronti del proprio comandante. Un ammutinamento era sempre più probabile.
“Se entro tre giorni non fosse stata avvistata terra, le caravelle sarebbero tornate indietro”, il probabile patto sancito da Colombo per scongiurare il pericolo di una rivolta.
Finalmente giovedì 11 ottobre un segnale positivo. Le vedette dalle navi videro: un giunco, un bastone ed un fiore fresco che galleggiavano fra le onde. Ritrovamenti che potevano giustificare la presenza, non lontana, della terra.
Ma solo alle due di notte di venerdì 12 ottobre 1492, dopo 36 giorni di viaggio, il marinaio Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, distinse finalmente la costa.
La mattina del 12 ottobre le caravelle riuscirono a trovare un passaggio nella barriera corallina e a sbarcare sull’isola, presumibilmente un’isola delle Bahamas.
Come scrisse lo stesso Colombo gli Spagnoli furono accolti con gentilezza e cortesia.
“Gli abitanti di essa […] quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo riecheggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere»
Da “Cristoforo Colombo, prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493”
Dopo il primo viaggio Colombo ripartì più volte per le Americhe, con la speranza di trovare quelle ricchezze tanto sognate e promesse ai sovrani spagnoli, ma non ebbe fortuna e il malcontento si diffuse tra gli uomini dell’equipaggio e nella stessa corte.
Morì a Valladolid in Spagna nel 1506, dimenticato da tutti, senza sapere di aver scoperto un nuovo continente.
Il primo a rendersi conto che le nuove terre scoperte ad occidente dell’oceano Atlantico non si trovavano nelle Indie, ma costituivano un nuovo continente, fu Amerigo Vespucci, nel viaggio che compì tra 1499 e 1502.

In suo onore il nuovo continente venne chiamato America.





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